BOAVISTA DA MATA AZUL
Clima: tropicale subamazonico con stagione delle pioggie nell’estate australe.
Le pioggie di solito iniziano in Ottobre o al massimo in Novembre.
Dicembre é un mese imprevedibile, spesso splendido e verde, a volte persino burrascoso con gli immani temporali che arrivano da levante e la frutta comincia ad abbondare.
A volte le pioggie non si stabilizzano fino a Gennaio, sono intense in Febbraio ed a Marzo avviene la transizione verso il semestre secco.
Aprile e Maggio possono essere ancora mesi verdi, ma a Giugno é evidente la tendenza al secco, mentre le notti si fanno sempre più lunghe e fredde con temperature che in Luglio arrivano ai dieci gradi (positivi, chiaramente) ed eccezionalmente raggiungono valori ad una cifra. In inverno il cielo implacabilmente terso é compensato da un vento sostenuto da ESE che rinforza durante le ore più calde. L'acqua nei ruscelli si fa scarsa e limpida.
Quando la situazione diventa parossistica qualcosa lentamente si rompe ed il ciclo torna verso l'abbondanza.
Temperatura media: 23°C
Altitudine s.l.m. dai 600 agli 800 metri.
Estensione: circa 600 ettari.
Acqua: numerose sorgenti da bacini pluviali interni all’area.
Inquinamento sonoro limitato a rari autoveicoli nella strada vicinale.
Inquinamento luminoso minimo, un piccolo centro abitato a 11 chilometri.
Fauna: lupi, rari giaguari, scimmie, armadilli, formichieri, procioni, rettili, tucani, tapiri, pappagalli, falchi, insetti innumerevoli e molti altri.
Flora: orchidee, mogani, ipe nativi... , un campione di biodiversità in equilibrio.
Da quasi 30 anni la difendiamo.
Dal fuoco, dal disboscamento, dall’inquinamento, dalla caccia.
Finita l'epoca dell'oro e dell'argento, interrotte le vie verso la costa dalle fiorenti città barocche di Vila Boa de Goyaz, Pirenopolis e Pilar (rispettivamente, in linea d'aria a 76, 123 e 68 km), i pochi colonizzatori rimasti isolati all' esaurimento delle miniere, impararono a sopravvivere nella selva dagli indigeni e fusero la propria cultura con la loro.

Nel 1981 l’abbiamo trovata quasi integra, con ancora le tracce degli indigeni Tapuios che l’avevano abitata da tempi immemorabili fino alla penetrazione recente dei primi coloni provenienti dallo stato di Minas Geraes. Erano rimasti pochi manufatti, qualche racconto dei vecchi arrivati nella Serra da Judéia aprendo la strada con le zappe ed i buoi negli anni 50.
Da allora, con i pochi mezzi a disposizione, non solo abbiamo tenuto a bada i frequenti incendi della zona (quelle queimadas tradizionali dei bandeirantes) e difeso il territorio dalla depredazione di legname e dalla caccia, ma anche reintrodotto specie che tendevano a scomparire. Alberi decimati come l'Aroeira, straordinario legno duro che resiste alle intemperie per anche un secolo, sono ricomparsi spontaneamente ed ogni anno che passa vediamo sempre più scimmie che vincono il timore e si avvicinano.